Le acque minerali

Le acque in bottiglia sono, nel nostro Paese, una realtà significativa: gli italiani infatti sono i maggiori produttori e consumatori al mondo di acqua minerale.

L'acqua di rubinetto è davvero sicura?

L'85% dell'acqua che sgorga dai rubinetti proviene da falde profonde e sorgenti che, spesso, non hanno nulla da invidiare alle più pubblicizzate acque minerali. Solo il 15% dell'acqua potabile arriva dagli invasi o dai fiumi. I gestori dei servizi idrici spendono milioni di euro per potabilizzare l'acqua. Purtroppo, nonostante all'origine il prodotto sia di ottima qualità può peggiorare durante il viaggio verso le case. Le cause sono diverse: dai tubi troppo vecchi alle contaminazioni esterne, causate dalle perdite, all'impiego non corretto dei disinfettanti a base di cloro. Comunque, l'acqua di rubinetto è supercontrollata e dal 26 dicembre 2003 è anche più sicura.

Cosa dice la nuova normativa?

Il decreto legislativo n.31 del 2001, oltre a ridurre le concentrazioni per le sostanze nocive, deve assicurare la qualità dell'acqua al rubinetto. Sembra scontato, ma non era così. Gli acquedotti garantivano il loro prodotto all'origine. Oggi invece hanno l'obbligo di fornire acqua sicura al rubinetto di casa. Significa che ciò che arriva in casa deve avere tutti i parametri in regola, altrimenti scattano sanzioni anche per l'amministratore di condominio, che può essere obbligato a rifare le vecchie condutture.

L'acqua è buona dappertutto?

Ci sono città fortunate come Roma dove è ottima. Altre città devono accontentarsi: a Ferrara bevono l'acqua del Po, naturalmente dopo trattamento. La grande maggioranza dei capoluoghi ha un'acqua con una concentrazione di nitrati inferiore a 10 mg/l, quindi adatta per la prima infanzia. Ci sono 60 acque minerali che superano questa concentrazione.

Ubriachi di minerale

La legislazione italiana ha parametri molto restrittivi per l'acqua di rubinetto (circa 200) e più generosi (solo 48) per l'acqua minerale. Un esempio su tutti: la concentrazione massima di arsenico nella minerale fino a poche settimane fa poteva ancora essere di 50 microgrammi/litro (tre anni fa arrivava a 200, quando l'Oms dal 1993 ne ha fissato il limite a 10), mentre dal rubinetto da tempo non può uscire acqua con più di 10 mg/l di arsenico. Dunque l'acqua di casa è più sicura. E più trasparente: sulle etichette non c'è traccia delle 19 sostanze che dovrebbero essere controllate molto attentamente, come arsenico, cadmio, nichel, cromo trivalente e nitrati. Quanto ai nitrati, la legge dice che per i neonati l'acqua non può contenere una concentrazione di nitrati superiore a 50 mg/l, ma dice anche che se ne contiene fino a 10 mg/l il produttore puo spacciarla come «particolarmente adatta per la prima infanzia». Significa solo che è inquinata, ma meno delle altre. Eppure gli italiani vantano il primato mondiale dei consumi di acqua minerale: 172 litri all'anno a testa.
Complessivamente sono più di 11 miliardi di litri prelevati quasi gratuitamente da 180 fonti pubbliche e imbottigliati a prezzi esorbitanti con oltre 280 marche: un metro cubo di acqua potabile costa 43 centesimi di euro, un metro cubo di minerale tra 300 e 500 euro.

Un settore che fa acqua

Il settore nel 2002 ha registrato un fatturato di 5.500 miliardi di vecchie lire; con investimenti pubblicitari che non hanno uguali per nessun'altra bevanda (290 milioni di euro), tanto che oggi passeggiare con mezza minerale nella borsa è diventato un must per sentirsi giovane sana e snella.
La clamorosa truffa dell'acqua minerale di una nota fabbrica di bevande gassate, rivela un segreto di pulcinella:
la qualità dell'acqua in bottiglia spesso è peggiore di quella che sgorga dal rubinetto.
Ma gli italiani sono i più grandi finanziatori delle industrie delle minerali, una lobby che influenza governi, costumi e media.
La multinazionale ha dovuto ammettere che nelle sue bottiglie di acqua minerale commercializzate in Inghilterra non c'era altro che acqua di rubinetto: prelevata dall'acquedotto pubblico della contea del Kent e venduta a un prezzo 3.166 volte più elevato. Una truffa. Per la multinazionale è una figuraccia mondiale. Ma è un'altra la vera notizia: l'acqua prelevata dall'acquedotto e imbottigliata con il loro marchio è buona (se non fosse che per «purificarla» è stata addizionata con bromato, una sostanza cancerogena, e quindi clamorosamente ritirata dal mercato).

Morale: mediamente, e non solo nel Kent, gli acquedotti forniscono un «prodotto» che non ha nulla da invidiare alle acque minerali più fashioned.